P&G butta la metà dei propri marchi e focalizza la comunicazione

A.G. Lafley, chairman-ceo di P&G in occasione della presentazione del resoconto semestrale del gruppo ha dichiarato che si starebbe studiando il modo per tagliare di oltre la metà i marchi in possesso.

Questa strategia è volta secondo i piani a migliorare P&G nelle performance finanziarie raddoppiando la comunicazione dedicata ai 80 marchi più venduti, che generano al momento il 95% degli utili e il 90% delle sue vendite.

“P&G razionalizzando potrebbe crescere più velocemente e in maniera più sostenibile. È importante sottolineare che questo sarà molto più semplice, molto meno complesso aziendale con i soli marchi leader”

Nell’incontro con i giornalisti A.G. Lafley ha ricordato la regola 80/20 “Il venti per cento dei marchi e dei prodotti rappresentano il 80 per cento delle vendite”. Un centinaio di marchi verranno quindi venduti o fusi tra loro, oppure eliminati.

{fonte mediacomunicazione.net}

Back home..

Here I am!
I’m back home, only for this night..

Domani riparto.. Direzione: rotolando verso sud, dal mio fidanzato un po’ “strano”

Solitamente aspetto con ansia il momento del rivederci.. Stavolta invece, ho l’ansia! 😂

In questi sette giorni, nonostante le vicissitudini, le allergie improvvise e devastanti e il non poter stare al sole grazie al mio caro pseudomonas, mi sono rilassata abbastanza..

Credo che arrivati ad un certo punto il relax e il dolce far niente ci voglia..

Certo, non che faccia chissà cosa nella mia vita, vista l’assenza di lavoro e di opportunità per noi giovani, ma staccare la spina anche solo da questo, mi è servito e mi ha fatto bene..

Non so cosa aspettarmi invece da domani e dai giorni a seguire..
Non so se essere più felice per rivedere la mia dolce metà o più in ansia per il suo comportamento da strano dell’ultimo periodo..

Ci penso e ci ripenso.. Ogni singolo momento libero delle mie giornate..
Non credo che sia un amore giunto al capolinea, ma credo che andare avanti così non sia possibile…
Non per me almeno…

Non chiedo la luna! Non pretendo cose impossibili, irrealizzabili, miraggi nel deserto..
Chiedo ad un rapporto solo fiducia e stabilità.
Stabilità mentale prima di tutto.

E di stabile, almeno a livello mentale, ora non ho niente..
Ho la mia forza e la mia determinazione solamente.

La caparbietà che mi ha insegnato il mio papà, la forza che ho scoperto in me più di sei anni fa..
La voglia di vero, di costruire e non distruggere..

Sogno la favola, ma chi non la sognerebbe al mio posto?!
Non sogno il principe azzurro sul cavallo bianco, anche perché non credo che esista…
Sogno la tranquillità, una casa e dei figli.. Un lavoro.. Sogni normali insomma, sogni comuni…

Ed ogni tanto mi perdo nei miei sogni… Confondendo la realtà con l’immaginario…

Però infondo mi hanno insegnato che sognare non costa nulla, per cui perché dovrei smettere?!

Buonanotte miei cari..
Almeno voi fate sogni d’oro anche per me.. Sognate un po’ di più, anche per me..

❤️

Primo maggio…su coraggio!!

Welcome back!

Tranquilli, oggi non vi ricorderò perché si festeggia il Primo Maggio.
No.
Non lo farò. Il mondo virtuale è pieno zeppo di post, commenti, valutazioni e pensieri sul primo maggio, per cui vi risparmierò almeno il mio di commento su questa festa..

Preferisco focalizzarmi su una questione ben più seria.. La maggior parte delle persone neanche sa perché festeggiamo il Primo Maggio, ormai come tutte le feste, almeno in Italia, sta diventando sempre più solo un fenomeno commerciale legato ai vari spettacoli/eventi che ogni anno, da almeno quando io ho memoria si celebrano oggi…

Vorrei parlarvi invece, del primo maggio visto da un’angolazione digerente: il primo maggio dei disoccupati/inoccupati.
Nessuno mai ci pensa. Si tende a guardare ognuno nel proprio piatto, dalla propria prospettiva il bicchiere, pieno o vuoto che sia.

Oggi vi racconto la storia di una persona che da anni vive il primo maggio da inoccupato.
Una volta dicevano, studia, evolviti, impara qualcosa per cui un giorno non potranno fare a meno di te.
E allora, la maggior parte delle persone della mia epoca, ha studiato, ha buttato sangue e veleno sui libri, cercando tra le milioni di possibilità che offre l’istruzione italiana, una branca che facesse di lui una persona indispensabile..
La verità è che nessuno è indispensabile oggi…
Nessuno vi avrebbe mai potuto dire che nonostante il titolo conseguito tra tanti sacrifici, dopo tanti anni, saresti rimasto lì, in disparte, inoccupato a guardare il mondo che scorre velocemente intorno a te..
Purtroppo oggi si fa i conti principalmente con questo.
Quando ero bambina immaginavo il primo maggio come un giorno di festa, un giorno libero dal lavoro in cui poter coltivare amicizie, passioni, hobby.. Un giorno da passare in famiglia, con gli affetto più cari, con la propria metà, con gli amici.
In effetti è così che vivo ogni anno il primo maggio..
Mi circondo di amici, familiari, affetti veri… E guardo malinconica il mondo che continua a correre intorno a me..
Non avrei mai pensato di dirlo, ma oggi, a distanza di anni, non vado da nessuna parte il primo maggio. Resto al solito posto, alla ricerca della cosa migliore da fare ottimizzando le spese.
Eh si, ormai mi tocca fare i conti con le spese sempre di più.. Ci sono tante, tantissime cose che vorrei fare, il primo maggio come ogni altro giorno, we, mese, anno… Eppure non le faccio.
Non avendo un’entrata fissa mensile, ho imparato a gestire le mie finanze, privandomi anche di cose che magari gli altri ragazzi nelle mie stesse condizioni hanno, perché con una famiglia forte alle spalle e che non bada a spese pur di accontentare i propri pargoli..
Fino a sette anni fa, onestamente pur non avendo entrate fisse, non mi preoccupavo poi così tanto: avevo i miei genitori, entrambi con un lavoro, e farmi passare qualche sfizio non era una cosa difficile..
Poi dalla sera alla mattina, la situazione è cambiata. È venuta a mancare l’entrata più forte in casa, oltre alla persona più importante nella vita di un figlio: mio padre!
Da allora le priorità, le responsabilità, le situazioni sono cambiate. Solo loro però, perché la questione lavorativa è ancora in alto mare…

E allora, proprio in virtù di quello che è successo, di quello che potrebbe accadere, di quello che sarà… Oggi mi sento di augurare a chi si trova sulla mia stessa barca, di avere speranza in un futuro migliore.

Non sarà mai più nera della mezzanotte

Ragazzi non smettete mai di sperare e di avere fiducia, per quanto sia tutto difficile là fuori, sono sicura che ad ognuno di noi spetta la felicità e la tranquillità..
Buon Primo Maggio a voi che come me non avete un lavoro, ma lo agognate, lo sognate, lo desiderate con tutte le vostre forze… Buon Primo Maggio a voi, a me, a chi ha ancora la forza di credere e di sperare… Buon Primo Maggio, e che ci sia un futuro migliore per tutti noi…

Ogni mondo è paese…

Avete presente questo detto? Avete mai pensato a quello che vuole dire realmente?!
Io per volontà del caso, mi sono ritrovata a pensarci proprio ieri.. 😁
Non sono sparita volontariamente, ho fatto il cosiddetto “viaggio della speranza” partendo ieri mattina da Napoli per arrivare dopo due coincidenze e quattro ore e trenta di viaggio a Reggio Emilia.

Mai visitata prima questa città.. E in realtà mai visitata pur essendoci stata ieri…

Viaggio della speranza perché viaggio interminabile, quattro ore costretta in un sediolino due per due, non è semplice, soprattutto se a questo aggiungi la gente poco educata che viaggia grazie a Ferrovie dello stato.

Stazione di cambio di cambio per raggiungere la mia destinazione:Bologna centrale.

Mai stata anche a Bologna, un giorno forse riuscirò a viaggiare in tutto il mondo, e in tutta l’Italia, comunque sia, senza perdermi in digressioni a volte inutili, scendo a Bologna con bagaglio a seguito.

Non so se sapete, nella stazione di Bologna sono stati fatti i lavori e alcuni sono ancora in corso d’opera. La linea Av, è stata spostata a Bologna sotterranea…

Dopo quattro scale mobili riesco a salire in superficie e a respirare aria.
Aspettando la coincidenza per Reggio Emilia.

Finalmente quando esce il numero del treno con destinazione, orario e binario, mi sorge un dubbio. I binari si dividono in centrale, est e ovest.

Ora sapendolo non commetterei di nuovo l’errore di chiedere a chi di mestiere dovrebbe dare delle risposte ai viaggiatori: i capostazione.

Per essere sicura, per un eccesso di zelo, chiedo indicazioni circa il binario sul quale avrei trovato il mio trenino..

Scusi, ma quando non viene definito se è binario est o ovest, che binario è?

Errore! Errore madornale! se dovesse capitare anche a voi, non chiedetelo mai.

Il capostazione nel suo bolognese mi risponde spiazzandomi:

E quindi? Se non è nè est nè ovest, è ovvio! È al centro

e sparisce inghiottito dalla folla e con il suo cosiddetto “dito in culo”!

Scusate il francesismo, ma ci sta tutto.
Mi lamento sempre dei Napoletani, dico sempre che nella maggior parte dei casi sono loro che rovinano una città così bella.. Però una cosa ve la devo dire in tutta sincerità!

A Napoli ci saranno sicuramente problemi, difficoltà più o meno grandi, però, la gente è gentile! Se può aiutarti ti aiuta! Distingue il personale dalle relazioni interpersonali…
Per usare lo stesso francesismo di prima, non abbiamo il “dito in culo”…

Se fossi stata una napoletana doc, una di quelle che si riconosce a km di distanza avrei avuto il coraggio di mandare a quel paese quel grazioso signore che mi ha “arronzata” è risposto con quella che può essere un’ovvietà per lui…. Invece, sono una persona gentile, onesta, educata.

Mi sono limitata a meravigliarmi per il suo comportamento e sono corsa a prendere il mio treno, perdendomi tra le scale mobili.

Finalmente alle 18.40 dopo una giornata infernale e interminabile, ho raggiunto la mia destinazione!

Ed oggi, di nuovo i viaggi della speranza sponsorizzati da me!! Ma questa è un’altra storia che vi racconterò appena il mio cervello riuscirà a connettere nuovamente i suoi neuroni!!

Stay tuned! 😎

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Dove sono i colori?! Nell’adv obviously!

Dove sono i colori?! Nell’adv obviously!

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I colori nella pubblicità che ruolo hanno?

Sono considerati la terza componente di un messaggio pubblicitario, rivestono prettamente un ruolo a livello “subconscio”.
Trasmettono emozioni,sensazioni, ricordi…

In pubblicità i colori hanno il compito di sollecitare circuiti mentali, memoriali, attrattivi.
Passiamo ad alcuni esempi:

GIALLO: colore dell’ottimismo, del sole, evoca allegria e stimola la mente. È simbolo di pensiero creativo e intelligenza.

NERO: colore prepotente e autorevole. Ma non solo, indica anche eleganza e sensualità.

BIANCO: indica qualcosa di pulito, candido, innocenza.
È usato come simbolo della nascita.

VERDE: colore rilassante, il più diffuso sul pianeta dopo il blu. Indica la vita, la crescita.

BLU: il blu evoca fiducia, armonia, ordine, calma e lealtà.
Comunica un’immagine positiva, solida.

ROSSO: potere, passione, amore, gioia: solo alcuni elementi che il rosso ricorda. Ha un effetto stimolante e comunica coraggio.

MARRONE: é un colore che personalmente non amo, ma indica stabilità, comfort, affidabilità.

VIOLA: regalità e classe. Evoca nostalgia.

FUCSIA: cordialità e grazia..

ARANCIONE: estroverso,felicità, energia, solarità. È il colore clou per il divertimento.

AZZURRO: e qua ci starebbe bene l’accostamento azzurro=Napoli.. Tornando seri, questo colore comunica libertà e voglia di fare.

Se si sta programmando una campagna pubblicitaria, il colore gioca sicuramente un ruolo chiave nel successo della vostra immagine.
Il colore è in pratica la prima cosa che si nota del messaggio pubblicitario e di fatto è il principale veicolo di comunicazione. Come tutti sanno, i colori hanno un significato ma anche un’influenza su di noi. I colori decorano, ordinano, attirano l’attenzione. Ma creano anche umori, risvegliano sensazioni e ricordi. Per poter utilizzare i colori nella pubblicità in modo efficace è importante conoscere il loro effetto. Il problema è quindi che colore bisogna scegliere per una pubblicità? A prima vista l’argomento non appare come cruciale. Nel 95% dei casi, l’inserzionista sceglie il colore del progetto in funzione dei colori del proprio brand. In realtà non è così se pensiamo che alcuni studi affermano che il colore può: incrementare il riconoscimento della marca fino all’80%, accelerare l’apprendimento tra il 55 ed il 78% e aumentare la comprensione fino al 73%. E se questo fosse poco, gli annunci a colori sono letti il 42% in più rispetto a quelli in bianco e nero. Per questo la scelta dei colori da utilizzare è un passo importantissimo e che va assolutamente sfruttato nel miglior modo possibile nella pubblicità e nella grafica, sia per quella cartacea che per i siti web.

Non esistono colori “buoni” o “cattivi”. Tutti i colori hanno effetti positivi e negativi a seconda del contesto ed evocano risposte moderate dall’esperienza di coloro che li osservano. Nella tabella che segue sono delineate alcune delle risposte più comuni ai colori secondo la cultura occidentale.
Colori e relative connotazioni comuni nella cultura occidentale
COLORE POSITIVO NEGATIVO
Bianco Pulito, innocente, puro Freddo, vuoto, sterile
Rosso Forte, coraggioso, passionale Pericoloso, aggressivo, autoritario
Giallo Felice, cordiale, ottimista Vigliacco, noioso, chiassoso
Marrone Caldo, terrestre, maturo Sporco, triste, di scarso valore
Verde Naturale, tranquillo, rilassante Geloso, inesperto, avido
Blu Forte, leale, autorevole Freddo, deprimente, malinconico
Nessuna di queste connotazioni è assoluta. Poiché i colori sono soggetti ad ampie variazioni, è impossibile fare dichiarazioni assolute sul loro significato. Comprendere alcuni importanti concetti sul colore è tuttavia utile per rendersi conto di come la variazione di un colore e la sua combinazione con altri colori possano modificarne l’impatto, come si vedrà di seguito.
Tonalità, saturazione e luminosità
La tonalità determina il colore di base, ovvero se apparirà verde, rosso, blu, arancione e così via.
La saturazione è la quantità di grigio contenuta in un colore e ne determina la vivacità.
La luminosità è la quantità di bianco o l’intensità di un colore e, per qualsiasi colore, può estendersi dal bianco puro al nero.

Per coloro che non hanno un’esperienza artistica potrebbe risultare difficile unire i colori in combinazioni evocative o significative. Sarà utile, a questo proposito, visitare siti che illustrano il lavoro di artisti e che per questo utilizzano tendenzialmente i colori nel modo appropriato per creare uno stato d’animo. L’esame del modo in cui gli artisti utilizzano il colore può essere molto istruttivo. La visualizzazione di siti di artisti e la valutazione dei messaggi trasmessi dai colori utilizzati contribuiranno inoltre a sviluppare una maggiore capacità di osservazione dei colori e a scegliere combinazioni efficaci.
Dopo avere scelto alcuni colori di base sarà più facile creare combinazioni armoniose grazie alla disposizione dei colori nella tavolozza di FrontPage 2002. Seguendo una linea di colori diagonalmente oppure orizzontalmente, sarà possibile creare una tavolozza di colori ben articolata dalla quale scegliere più facilmente le tonalità desiderate.
Alcune combinazioni di colori interessano quasi esclusivamente un particolare segmento del mercato. La tavolozza di colori non saturi utilizzata nel primo esempio viene generalmente percepita come adatta a un pubblico femminile. È certamente adatta a un sito che propone prodotti di bellezza, ma probabilmente non per un sito che vende abiti maschili. Una versione con colori simili, ma con una maggiore saturazione, avrà un aspetto di maggiore richiamo.

NB: niente male la nuova campagna adv di azzaro, per il nuovo profumo maschile interpretata dal bell Ian 😎😎😎

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Al posto giusto nel momento sbagliato? No qui è tutto sbagliato!

http://www.corriere.it/scuola/universita/14_marzo_05/puntiamo-sull-ict-scienze-comunicazione-fabbrica-disoccupati-c926d448-a469-11e3-8a4e-10b18d687a95.shtml

Il link pubblicato qui sopra riguarda ancora una volta i laureati in Scienze della comunicazione…

Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, non usa mezzi termini per definirci, per definire il nostro percorso di studi.

Scienze della comunicazione è una fabbrica di disoccupati! 

– dice – il buon Parisi. La notizia ha fatto il giro dei social, è schizzata come una pallina impazzita del pinball.

Anche Bruno Vespa, giornalista (e vabbè lasciamo stare) una volta attaccò i laureati in comunicazione e il percorso che intraprendemmo/abbiamo intrapreso. Visto il clamore della notizia poi si scusò (l’ha mai veramente fatto) e smentì la notizia.

Ora voglio dire giusto un paio di cose al Presidente di Confindustria digitale:

E’ vero, nella maggior parte dei casi scienze della comunicazione non serve a nulla, resta un’incubatrice di disoccupati come dice Lei, ma ci si è mai chiesti veramente il perchè? I corsi di laurea sono corsi fatti alla bene e meglio, senza capo nè coda, senza criterio.. Si dovrebbe partire da lì per modificare qualcosa, per rendere scienze della comunicazione meno inutile e meno fabbrica di disoccupati. Ma la volontà c’è veramente? O come al solito in Italia parliamo per dare aria alle corde vocali e alla bocca?

Per quale oscuro motivo i laureati di comunicazione non possono accedere alla classe di concorso A058 meglio conosciuta come “Teoria e tecnica della comunicazione”? Ce lo siamo mai chiesti veramente?

No, perchè la risposta potrebbe creare problemi a tante persone…

Ci siamo mai chiesti perchè come per gli ingegneri, i medici, gli avvocati, in Comunicazione non esiste un albo, se non quello dei giornalisti professionisti e pubblicisti?

Mo se ne esce Lei con sta storia della fabbrica dei disoccupati… come dovremmo sentirci noi laureati in comunicazione che effettivamente dopo la laurea non siamo riusciti ancora a trovare un posto di lavoro?

Glielo dico io: una chiavica.

Più del solito. Mio padre mi spingeva da piccola a fare quello che mi piaceva, ed io lo amavo(lo amo) anche per questo, è stata sempre una persona in grado di lasciarmi libera di scegliere, di capire e di sbagliare.. Seguendomi ovviamente da lontano.

Mia madre invece, più lungimirante di noi due messi insieme, mi ha sempre detto di smetterla di fare le cose che mi piacevano, e di iniziare a fare le cose che meno mi piacevano, interessavano o per cui ero portata.

Alla fine non so chi dei due abbia ragione o se la ragione in questa storia esisti veramente.

La realtà è ben diversa. Il problema principale non è che scienze della comunicazione è una fabbrica di disoccupati, la verità è che in Italia fa comodo sia così.

Se solo lo si volesse, ma lo si volesse sul serio e non solo a parole, visto che quelle sono capaci di dirle tutti, le cose potrebbero cambiare veramente.

Sono d’accordo che esistano tanti percorsi di studio “inutili”, con difficoltà di sbocco nel mondo lavorativo, ma allora perchè non si parte da questo? Perchè sono stati creati?

Capisco anche le tante persone che sono accomunate a me in questa battaglia del mondo del lavoro… Capisco i giornalisti professionisti che si lamentano dei tanti e “inutili” pubblicisti, che una volta raggiunto l’obiettivo, se ne fregano dei problemi legati a questo mondo.

Capisco una marea di cose, e cerco sempre di immedesimarmi nelle persone, ma mo mi so rotta anche io.

Signor Presidente, un giorno forse arriverà la sua smentita sulle parole scritte in quest’articolo, forse un giorno darà la colpa ai colleghi giornalisti per averle attribuito parole e frasi che non sono mai uscite dalla sua bocca, però si ricordi che in Italia il problema c’è veramente.

Qui non si fa niente per noi. Eppure dovremmo essere il futuro di questo paese. Se mai questo paese avrà un futuro, visti anche gli ultimi fatti…

Non può buttarci ancora più giù di quanto non siamo… una volta raggiunto il fondo, tornare a galla diventa sempre più difficile.

Un amico poliziotto stamattina mi ha detto che è dovuto intervenire sul luogo di un tentato suicidio. Un giovane, poco più della mia età, senza lavoro, sprofondato giù nel baratro di questa situazione orribile, aveva deciso di farla finita. Alla fine l’han convinto. Ma da cinica, quanto durerà prima di riprovarci ancora? E’ questo quello che volete per i vostri giovani? Per il vostro futuro?

Io non ci sto! 

Continuo a non voler esserci. Non mi va bene questa situazione, ma da sola posso fare ben poco… 

Vi lascio con un altro link, magari il cantante non sarà di vostro gradimento, ma dice cose purtroppo vere!ù

Ci sono cose che nessuno ti dirà, sei nato e morto qua, nel Paese delle mezze verità!Immagine

Ciao, me la dai una “botta”?!

Ciao, me la dai una “botta”?!

Hello my dear followers,
No, stasera non sono impazzita, o almeno non totalmente.
Da maliziosi quali sicuramente siete, state pensando/immaginando a chissà cosa io mi stia riferendo con questo titolo.
Ebbene, me la dai una botta, è solamente riferito al sempre più frequente utilizzo di aiutini per entrare nel mondo del lavoro.

La botta a cui faccio allusione io, è la raccomandazione.

Vi siete mai fermati un attimo a pensare a quanto stiamo veramente inguaiati in Italia?
Non esiste meritocrazia, non esistono percorsi ad hoc per formare questo o quell’esperto in questo o quel settore.. Andiamo avanti come un branco di pecore che brancolano nel buio… Il buio degli occhi che troppo spesso si chiudono, si devono o si vogliono chiudere per non vedere!
Stasera, mentre parlavo con un amico mi ha detto una frase a cui lì per lì non ho dato poi chissà quanto peso, eppure il suo

Al giorno d’oggi è più facile chiedere un pezzo di cuore che un posto di lavoro

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Forse non c’è niente di più serio! Per quanto in Italia non ci sia meritocrazia, per quanto si continui ad andare avanti grazie alla famosa bottarella, a detta del mio amico(molto più grande di me, giusto per dirlo) anche questo aspetto sta cambiando…
Richiedere la bottarella non è più così facile come un tempo.. O quanto meno bisogna vedere bene a chi rivolgersi per la famosa bottarella, bisogna che sia importante, potente, conosciuto, eppur pulito.

Ai tempi dei miei nonni, le persone che potevano fare veramente qualcosa per aiutare gli altri con un lavoro erano i preti e i proprietari terrieri…
Oggi onestamente non lo so. Mi sono persa qualcosa per strada..
O forse sto cercando solo di mettere a tacere il grillo parlante che è dentro di me..

Insomma per farla breve, non ho conoscenze politiche importanti, i quattro amici di mio padre alla sua dipartita hanno ben pensato di disconoscerlo.. Non ho parenti proprietari terrieri, né tanto meno preti…

Per cui, seguendo il consiglio del mio amico, farei molto prima a chiedere un pezzo di cuore che un lavoro.

Allora

chi mi regala un pezzo di cuore?

NB: si fa per dire..
Stay tuned my friends…

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