Indignados..

Oggi sono indignata.

Credo sia il minimo dopo quello che mi è capitato ieri…

Per chi di voi non l’avesse capito, o per i nuovi follower, vi ricordo che sono laureata specializzata in comunicazione pubblica e di impresa.

Ventotto anni, prossima ai ventinove e non ho mai lavorato.

O almeno non ho mai avuto un contratto, per cui rientro a questa tenera età nella schiera degli inoccupati.

Brutta cosa non avere il lavoro o peggio ancora perderlo… Ma fidatevi, è ancora più brutto non aver mai lavorato ed esser stata solamente sfruttata.

Non sono razzista e non denigro i lavori definiti umili, per carità, al giorno d’oggi qualsiasi lavoro è dignitoso se ti permette di guadagnare anche solo il giusto per tirare a campare!!

Eppure le aziende/privati non se ne fregano proprio. Se possono sfruttarti, se possono anche solo avere un loro tornaconto, col cavolo che si importano di te, delle tue skills, delle tue specializzazioni..

Quante volte ormai mi son sentita dire che ero troppo formata, che avevo un background di esperienze troppo importante per poter sperare di lavorare con questa o quella azienda.. 

Eppure, se non avessi letto uno dei loro “cerca lavoro” non mi sarei mai sognata di inoltrare la candidatura..

Oggi vi racconto perché sono indignata.

La scorsa settimana sono stata a fare un colloquio a Napoli, ritrovandomi a dover mentire al mio boss (che non mi paga e mi sfrutta).

Avevo risposto pochi giorni prima ad un annuncio di lavoro su un motore grande ed importante come Infojobs.

L’annuncio recitava così: “Agenzia di pubblicità australiana con sede a Napoli, ricerca varie figure. Contratto in base al ccnl con stipendio variabile dai 900 ai 2100€”

Già il fatto di leggere agenzia di comunicazione, contratto e stipendio mi ha spinta ad inoltrare la candidatura.

Mi han chiamata quasi subito, saran passate si e no 24 ore.

Non vi nascondo che ero contenta. Contenta per davvero.

Poteva essere una svolta. Poteva.

Lo scorso fine settimana ho fatto il colloquio, il primo. Ho fatto sicuramente una buona impressione sul ceo della società. Mi han proposto un altro colloquio, con giornata full per vedere come lavorava l azienda e alla fine della giornata mi avrebbero fatto proposta di contratto.

Ho chiamato mia madre quasi esagitata. Eravamo felici entrambe. 

Il lunedì, nonostante la stanchezza e il sonno arretrato, e le palle al lavoro gratuito che svolgo, mi sono presentata.

Mezz’ora di attesa. E già questo noni è piaciuto.

Entro a fare quello che pensavo un altro colloquio ed invece mi ritrovo uno scenario folle.

C’erano dei tutor, che su una lavagnetta scambiata spiegavano delle cose relative all’azienda.

Vabbuó fin qui direte, che c’è di strano?! Nulla.

Finisce la “lezione” teorica e si doveva passare alla pratica.

In sostanza mi spiegano il lavoro, avrei dovuto stare per strada, con il sole, la pioggia, neve o nubifragio per raccogliere fondi per l’Unicef.

I più bravi, quelli con più ambizioni, dopo un periodo iniziale avrebbero potuto avere la possibilità di aprire una filiale dell’azienda in un posto in Italia che necessitava di filiali…

Insomma, tutt’altro da quello che avevano scritto….

Per carità, chi è senza lavoro non disdegna nulla, ma come ho spiegato più volte, se sono qualificata per fare qualcosa, non puoi propormi una cosa/lavoro totalmente differente.

Se avessi voluto fare la segretaria, senza nulla togliere alla categoria, non avrei scelto di laurearmi 5 anni fa ormai… 😖

Ecco… Oggi sono indignata… Più di ieri.

I numeri di venerdì mattina..

Sono in stazione per l’ennesimo colloquio e poi di corsa dallo “sfruttatore” seriale (il mio boss)…

Stamattina so numeri. Ho sonno, una faccia impresentabile, un jeans e una camicia normalissimi, occhiali da sole a coprire le occhiaie e le borse causati dal poco riposo/sonno, eppure nell’ordine, un addetto Fs, sapete, uno di quelli che camminano su quei cartelli per il trasporto di persone o oggetti, mi ha salutato come se mi conoscesse da sempre; e il solito extra comunitario (per carità non sono razzista, se han voglia di lavorare e di vivere secondo le nostre regole) mi ha appena fatto i complimenti.. 

Quasi quasi appena finisco il colloquio mi faccio una ricerchina sulla smorfia per capire che numeri giocare… Magari è la volta buona che vinco un vitalizio a vita e smetto nella frenetica ricerca di un lavoro che sembra sfuggirmi sempre…

😛

Lettera aperta a…

Presidente carissimo, Signor Allenatore, titolari e panchinari, uomini&donne dello staff tutto, Buongiorno.

Non mi conoscete, per cui mi presento: sono lavespa, ormai quasi trentenne, di professione, beh di professione ancora non si è ben capito, dovrei campare di parole, mischiarle, giocarci, comporle.. Dovrei prestare parole agli altri quando si ritrovano sprovvisti, dovrei parlare per gli altri, rappresentarli, invece al momento sono parcheggiata a casa sperando e pregando ogni giorno che almeno una azienda risponda all’invito del curriculum.

Sono napoletana, nel senso che sono nata nel capoluogo campano, ma calcisticamente sono figlia della mole.

Juventina convinta, legata alla squadra della mia città però.

Bando alle ciance, vi sto scrivendo perché abbiamo un problema; un problema enorme.

Sono quasi cinque anni che sono fidanzata (sempre con la stessa persona 😛) e il caso ha voluto che la mia metà tifasse Napoli (tiè).

Purtroppo non è uno di quei tifosucci, quelli definiti occasionali, che un giorno ci sono e l’altro sono spariti.. Che salgono solo sul carro dei vincitori e corrono ad abbandonarlo quando ahimè si perde.

No, purtroppo per me, per lui il Napoli è come la fidanzata (in questo caso me!).

Lo ama dalla C alla A.. Dalla A alla Z.

Ora vi starete chiedendo, ma questa che vuole?!

Bene Signor Presidente, arrivo al punto: il mio e vostro problema è che al momento la pazziella si è scassata.

Il carro al momento non è dei vincitori..

È questo è un problema grande, grandissimo.

Signor Presidente, Mister Benitez, come possiamo fare per dar sollievo al mio povero fidanzato?! Come possiamo fare per non farmi intossicare ogni santissimo giorno in cui gioca il Napoli?!

Abbiamo prenotato un viaggetto a Londra, il prossimo 23 aprile.. Eh si Presidè, proprio quando si gioca Wolfsburg-Napoli, anzi no scusate, si gioca il ritorno Napoli-Wolfsburg.. Abbiamo anche già prenotato il posto lì dove vedercela..

(vedete un poco voi l’amore cosa fa fare…)

Presidè, Mister, Guagliù, per favore, ve lo chiedo come un favore personale, come una sorella chiede un favore ad un fratello, una figlia ad una mamma e via dicendo.. Potete vincere da oggi fino alla fine del campionato ogni singola partita che avete da giocare? Anche se si tratta di amichevole contro la Prozozzese..

Ne va della mia e sua salute psicofisica.. Del nostro umore, delle nostre uscite.. Ne va di tutto!

Ho bisogno che mi aiutate tutti insieme, che vi concentriate, la squadra ce l’avete, le possibilità pure, manca la cerevella.

Mister, mi rivolgo a voi, non potete lasciare fuori uno come Manolo Gabbiadini, uno che ha dimostrato di avere le palle e la capacità di far gol;

mi potete anche spiegare perché avete preso una fissa con J. De Guzmán?

(jhonny non ho niente contro di te, ma certe volte ti giuro mi fai risalire il sangue al cervello.. Perdonami!)

José Maria Callejon, perdonami! Forse il tuo scarso rendimento e il tuo mancare praticamente un gol già fatto è per colpa mia.. Ti avevo contro al fantacalcio! 😕

Perdoname! E da oggi por favor torna a buttare giù le porte.

Gonzalo Higuain, a te ti voglio bene, ti voglio bene assai, però devi fare goooool!!! Di testa, di piede, di mano, di culo.. Devi buttare a terra la rete, sfondarla! Ci siamo intesi?

Il problema principale del Napoli Signor Presidente, (Mister correggetemi se sbaglio) è il cento campo.

Avete tutte femminelle (nel senso buono eh sia chiaro).

Inler, Jorginho, Lopez, ma vi rendete conto che appena prendete palla vi cagate sotto di costruire un qualcosa?

Ma vi siete dimenticati come si gioca a pallone?!

Perché vi cagate così sotto?!

Pure in difesa.. Ma che state combinando?! Se non ci fosse Raul Albiol (lo propongo come Santo Subito!)

Scetatevi Guagliù!!

L’importante non è partecipare ma vincere!!

Ed io ve lo sto chiedendo praticamente in ginocchio. Ormai seguo più voi che i bianconeri.. Ormai mi faccio il fegato amaro pur io..

Per favore, vi prego, non mi intossicate in questo mese scarso che è rimasto di campionato, ed Europa League.

Vi prego, sono disposta a lavarvi persino le magliette di gara tutte sudate pur di vedere il mio fidanzato felice..

(poi Presidè, se si potesse fare qualcosa anche  per un lavoro per me.. Ve ne sarei grata assai!)

Con affetto e stima.

(Non avrei mai pensato di dirlo, ma….)

FORZA NAPOLI, forza Guagliù!!

L’indefinito.

L’indefinito.

…perdersi poi ritrovarsi.. Poteva andare bene (può darsi)
Recita così la strofa di una canzone abbastanza nota ai più.
Ed è così che vivo.
Che mi sento.
Stavolta non si parla d’amore, come nella suddetta canzone.. Stavolta e ancora una volta si parla di lavoro, prospettive, futuro.
Galleggio nell’indefinito
La mia vita è indefinita.
È proprio quando penso di poter smettere di galleggiare solamente ma di riuscire finalmente a farmi una bella bracciata, una nuotata, ecco che una forza “indefinita” mi fa sprofondare di nuovo nell’acqua impedendomi i movimenti.
Inoccupata da sempre, laureata da tre anni ormai.
Quando penso

Ma chi me l’ha fatto fare?

, mi vengono in mente le parole di mio padre..
Sognatore incallito come me.
Ho preso tutti i suoi difetti, compreso questo: il credere fermamente nei sogni e nel destino che aiutato dai singoli esseri umani, fa in modo che si realizzino.
Si perché la vita senza sogni per me è una cosa vuota.
Perché sono i sogni che non mi hanno ancora impedito di crollare definitivamente e di smettere di credere a qualsiasi cosa.
Sono una persona molto idealista, sognatrice, a volte un po’ troppo utopica..
Ma ormai sono così. A trent’anni non è facile cambiare, non è facile e non voglio onestamente smettere di credere in quei pochi punti cardini che ho.
Eppure galleggio ancora nell’indefinito.
Se dieci anni fa mi avessero detto che questo sarebbe stato il mio futuro, avrei riso e creduto che mi stessero prendendo in giro.
Invece è così.
L’indefinito mi avvolge, come la stanchezza di non saper più che pesci prendere, di appigliarsi a qualsiasi cosa per tirare a campare.
Non è quello che volevo per me.
Non è quello che mi aspettavo.
Eppure al momento è realtà.
Ancora.
Certo, sono consapevole che i problemi della vita sono altri..
Ma a trent’anni ti inizia a venir voglia di fare qualcosa, di fare altro.. Di costruirti un qualcosa di tuo..
Perché no, di sposarti e avere una famiglia.
Quando dico che non ci penso, che la fatidica data è ancora tanto lontana, mento agli altri ma anche a me stessa.
Mento consapevolmente.
Mento perché al momento nel mio galleggiare nell’indefinito non c’è spazio per famiglia, matrimonio, figli..
Non c’è al momento e non so ancora per quanto tempo non ci sarà.
Ed è triste, molto triste sta cosa.
Vedo la gente intorno a me, alla mia età, o anche più piccola fare quello che avrei voluto fare io..
E per quanto io sia felice con quello che ho, molte volte sento che non mi basta più.
Poi vedo quello che i miei occhi non vorrebbero vedere mai: donnine dello spettacolo che guadagnano più di un normale cristiano che si alza ogni giorno per guadagnarsi il pezzo di pane con cui sfamerà i suoi figli; vedo persone non ben definite e definibili, parenti o amici di qualcuno “potente” fare quello che dovrei fare io pur non avendone il titolo.
Dire questa è l’Italia non mi basta più.
Non è più una giustificazione.
Credevo nella politica, quella fatta di valori, dove il mangia mangia non era così palese e soprattutto non si pensava solo ai propri interessi..
Credevo che bastasse il merito per andare avanti e fare bene il proprio lavoro, invece sempre più mi rendo conto che ci vogliono gli agganci giusti, le persone giuste al posto giusto.
Io queste persone non ne ho. Quelle che avrebbero potuto fare qualcosa si sono lavate le mani e la faccia facendo finta di fare quel che avevano promesso..
Alla fine è come il cane che si morde la coda.
Il circolo è infinito finché qualcuno non arriverà e lo spazzerà via.
Finché qualcuno non insegnerà al cane a non mordersi sempre la propria coda, ma quella di un altro..
E mentre aspetto Baffone, galleggio nell’indefinito.

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Come vi sentireste se le ferie potessero non finire mai?

Branson cancella l’orario di lavoro: “Contano i risultati, non il tempo in ufficio” dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
(La Repubblica)
Il magnate della Virgin stravolge l’azienda: i dipendenti saranno liberi di ore, giorni e settimane di ferie senza chiedere il permesso a nessuno. C’è una sola condizione: “Non devono mettere a repentaglio risultati e carriera”

LONDRA – Il brutto delle ferie è che prima o poi finiscono. Ma come vi sentireste se le vostre ferie, potenzialmente, non finissero mai? O meglio se foste voi a decidere quando finiscono: quando andare in vacanza e per quanto tempo starci, senza che il capufficio, come lo si chiamava un tempo, insomma il boss, il vostro diretto superiore, la vostra azienda, possano obiettare nulla al riguardo. E’ il nuovo sistema di lavoro approvato da Richard Branson, il 64enne imprenditore britannico, uno dei businessmen più ricchi e intraprendenti (qualcuno direbbe “stravaganti”) del Regno Unito e forse del mondo, che ha annunciato l’entrata in vigore della nuova policy per i dipendenti della Virgin, la conglomerata che contiene tutte le sue aziende, nei molteplici campi, dall’aviazione alla finanza, dall’intrattenimento ai media, in cui operano.

Non è uno scherzo e nemmeno un’idea del tutto originale. Branson racconta di averla presa da Netflix, il network di film e videogiochi da noleggiare via internet o da guardare in streaming, che lo ha già applicato con successo, ottenendo risultati positivi: vale a dire soddisfazione dei dipendenti e incremento dei guadagni. “La nostra nuova politica permetterà a tutti i salariati di andare in ferie quando vogliono e per quanto vogliono”, scrive il magnate sul proprio blog. “Non c’è bisogno di chiedere l’approvazione a nessuno, e né i dipendenti, né l’azienda, dovranno tenere conto dei giorni che trascorrono in vacanza lontani dall’ufficio”. Una condizione in realtà c’è: “Sta ai dipendenti decidere quando hanno voglia di prendersi qualche ora, un giorno, una settimana o un mese di ferie, con la sola consapevolezza che lo faranno quando si sentono al 100 per cento fiduciosi che la loro assenza non danneggerà il lavoro, e naturalmente nemmeno la loro carriera”.

Si potrebbe obiettare che, con una regola simile, nessuno potrebbe mai andare in ferie neanche per un momento – altrimenti sarebbe lecito sostenere che l’azienda può andare avanti benissimo senza quel dipendente e dunque tanto varrebbe lasciarlo in ferie per sempre, insomma farne a meno, licenziarlo. Ma non sembra questo l’intento di Branson. L’iniziativa è il risultato della rivoluzione tecnologica che permette a molti di lavorare da casa o comunque fuori dall’ufficio: se non è più possibile vigilare tassativamente sul tempo che uno passa a lavorare, ecco il ragionamento del capo della Virgin, perché mai dovremmo vigilare sul tempo che passa in vacanza? “La nostra attenzione dovrebbe concentrarsi sui risultati che ognuno realizza, non su quante ore o quanti giorni ha lavorato”, spiega nel suo blog. Bisognerà intendersi su come valutare i risultati, chi decide quando un risultato o un progetto è a posto e come impedire che gliene subentri immediatamente un altro. Insomma si tratterà di vedere come funziona in concreto la proposta. Non andrà bene per tutti i tipi di lavoro: difficile immaginare che a una catena di montaggio gli operai possano dire, bene, una macchina è fatta, adesso ce ne andiamo in vacanza tutti insieme e quando torniamo ne facciamo un’altra. Potrebbe tuttavia essere l’inizio di una rivoluzione per il mondo del lavoro. E con questo, ho concluso il mio articolo. Me ne andrei in ferie per un po’, se la policy del signor Branson diventasse universale.

Ricordi!

Sono tornata stamattina sul mio vecchio posto di lavoro ..
Sono stata a trovare gli amici, i colleghi che in sei mesi mi hanno adottata come se fossi figlia loro…
Ho rivisto facce amiche e facce meno amiche..
E sono stata presa dai ricordi e dalla malinconia..

Era bello. Era tutto troppo bello per esser vero..
Sei mesi di sveglia presto e lavoro fino alle due..
Sei mesi che sono volati..

Si dice che se si fa il lavoro che si ama, quest’ultimo non sarà mai un dovere.. Sarà sempre prima un piacere.. Sarà come non aver mai lavorato..
Ed io così mi sento..
Così mi sono sentita.. Come se non avessi mai lavorato..
Era un piacere essere oberata di scadenze, pratiche, incontri..
Dopo un anno mi ritrovo con un pugno di mosche, ma l’affetto, la stima, il piacere di tornare a salutare gli amici non è passato e non passerà mai..
Quando non ho niente da fare, torno sempre volentieri lì..
Quanti ricordi.. Quanto dolore..
Finirà prima o poi…
La speranza non deve morire!

Ogni maledetto lunedì..

La sveglia suona presto..
8.30 già in piedi con il cervello in azione a pensare e riflettere su quello da fare..

Ogni maledetto lunedì la sensazione é come di vuoto che ti prende alla bocca dello stomaco.
È come se fossi a digiuno da settimane, e ti svegliassi di colpo un maledetto lunedì per ricominciare a fare quello che facevi prima.

Ho deciso di iscrivermi all’università, sempre che sia conveniente e me “lo permettano”..

Ho deciso di continuare una strada intrapresa tempo fa..
Ho deciso di rispondere a quella mail, anche se onestamente ?! non me ne frega proprio, anche se non voglio essere costretta, braccata, marcata ad uomo pur di fare una cosa..

Ho deciso di ricominciare a correre, anche se le gambe hanno quasi un anno in più, anche se l’età inizia ad avanzare e il ginocchio continua a traballare..

Ho pensato che ogni anno “nuovo” dovrebbe iniziare a settembre.. Una volta rientrati dalle vacanze..
È a settembre che partono i buoni propositi, quelli destinati a spegnersi nel giro e bello spazio di un mattino (vabbe, facciamo due..)..

Ricomincio a prendere in mano la mia vita lì dove l’avevo lasciata.. Ricomincio a fare le cose, anche quelle che mi piacciono meno, per giungere ad un traguardo, ad uno scopo.. Una fine..

Ricomincio!

Anche se oggi è un maledetto lunedì..