Ira funesta..

Buongiorno anime belle!

Non so come sia il tempo dalle vostre parti (a quanto mi pare di aver capito siete tutti “polentoni”?!), ma qui nella bella città del SOLE, sembra si sia abbattuta l’ira funesta di un qualche Dio/Essere Superiore..

Raffiche di vento e pioggia come diciamo qua – alla smerza – (al rovescio per i non napoletani).

E il bello è che andrà avanti fino a dopodomani!

Vi rendete conto che ormai non esistono più le stagioni?!

Ieri sono finalmente potuta uscire con una felpa e il jeans baggy senza dovermi incappucciare come se vivessi in Groenlandia!

Oggi invece, sveglia all’alba, dopo una nottata di cacca per via dei morsi della fame (eh si, la vespa è di nuovo a dieta, seriamente però questa volta!), ho sognato ogni ben di Dio, colazione degna di esser chiamata tale (non posso fare solo tante colazioni in questa dieta invece di pranzi- cene – spuntini?!), e poi di corsa a portare l’auto in assistenza!

(Eh questa poi ve la racconto un’altra volta. Sembra che la legge di Murphy si accanisca con me ogni qual volta decidiamo di comprare qualsiasi cosa)

Il tutto tra pioggia e vento micidiale..

La domanda ora é questa: “Arriverò sana e salva alla fine della giornata?”

Più tardi lo sapremo..

Nel frattempo buon tutto.. ❤️

Il dodicesimo Presidente

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Sergio Mattarella palermitano classe 1941 è il dodicesimo presidente della Repubblica Italiana.
Al quarto scrutinio ha raggiunto il voto di maggioranza.
Ex giudice della corte costituzionale, ex ministro della difesa tra non poche polemiche, ex esponente della Dc, pochi minuti fa è stato eletto.
Il suo predecessore Giorgio Napolitano ha sottolineato stamattina: “E’ importante la più ampia convergenza su di lui, è sempre importante avere grandi numeri. La convergenza è certamente importante per rafforzare il consenso e dare una caratterizzazione che non abbia a che vedere con questioni tattiche politiche contingenti. Area popolare aveva ragione ad essere polemica, ma hanno assai più ragione per la scelta che si realizzerà stamattina”. Parole che l’ex capo dello Stato pronuncia dopo aver depositato nell’urna la propria indicazione di voto per il successore al Quirinale: “La mia presenza qui è doverosa – aggiunge, e su Mattarella racconta: “Lo conosco sul piano dell’assoluta lealtà e correttezza, sensibilità e competenza istituzionale e certamente dell’imparzialità. Caratteristiche importantissime per disegnare la figura del capo dello Stato”

Chissà come sarà, chissà cosa cambierà e se cambierà davvero qualcosa..
Non possiamo far altro che incrociare le dita per il futuro del nostro Paese.. Affinché si risollevi dal disastro in cui è rovinosamente scivolato..

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Pizzerie d’Italia by Gambero Rosso

Pizzerie d’Italia by Gambero Rosso

C’è pizza e pizza. Ottima, buona, mediocre. Si sforna di tutto, nella Grande Pizzeria Italia dove il piatto simbolo del Tricolore (assieme alla pasta) va zigzagando da Sud a Nord, assieme agli artigiani che lo preparano. Il fatto è che le classiche tipologie del menù (dalla Napoletana alla Margherita passando per l’Ortolana e la Marinara) non bastano più. “La pizza è all’alba di una nuova grande stagione, grazie a una schiera, sempre più ricca di bravi pizzaioli, siano essi cultori della tradizione o artefici di proposte gourmet”, scrive il Gambero Rosso nel presentare la Nuova Guida alle Pizzerie. In altre parole, l’evoluzione di questa specialità italiana segue le orme della ristorazione, tra creatività e rinnovamento. Fatto sta che, chiusa la caccia ai buoni indirizzi da segnalare, “il bilancio è positivo” . Cioè aumentano i locali da premiare e quindi da suggerire. “Il numero dei Tre Spicchi e delle Tre Rotelle, simbolo dell’eccellenza per la pizza al piatto e quella al taglio, passa da 30 a 45″, avverte il Gambero che ha recensito in Guida oltre 450 locali, dal nord al sud Italia, così suddivisi per genere: pizza napoletana, pizza all’italiana, pizza gourmet. La regione leader – e certo non fa meraviglia, essendo la culla della pizza – è la Campania con 12 locali Tre Spicchi; la Pizza all’Italiana vede premiati il Lazio con 3 locali, Piemonte e Abruzzo con 1. Nella sezione Pizza Gourmet svetta il Veneto con 3 locali; Emilia Romagna, Toscana e Lombardia con 2; Piemonte, Friuli V.Giulia, Marche, Umbria e Lazio con 1.

Premiate con le Tre Rotelle le migliori pizzerie al taglio: regione leader è il Lazio con 3 locali; seguono la Toscana con 2 e Veneto, Campania, Calabria, Sardegna, con 1. Infine, il Premio Pizza dell’Anno per 3 specialità proposte da locali che si trovano rispettivamente in Friuli VG, Lazio, Campania: “Mediterraneo” a Brugnera/Pn (Nuvola con carciofi sardi, culaccia, mozzarella di bufala, pomodoro corbarino, origano di Pantelleria e Parmigiano Riserva 30 mesi); “Bellavista” a Picinisco/Fr (Pizza con spinaci selvatici, mozzarella e speck); “Villa Giovanna” a Ottaviano/Na (Pizza con crema di cavolfiore, code di gamberi, veli di lardo di Colonnata e scorza di limone sfusato d’Amalfi). Vanno ancora segnalati i maestri dell’impasto. Sono 2, agli antipodi, in Veneto e in Campania: Renato Bosco di “Saporè Asporto” e “Saporè Pizza e Cucina” a San Martino Buon Albergo/Vr; Enzo Coccia de “La Notizia” a Napoli.

Scorrendo la lista delle eccellenze segnalate dal Gambero Rosso si nota, come già accade per l’alta cucina dei ristoranti, che il meglio spesso si trova in provincia, a discapito delle grandi città. Un esempio? Le Pizze al Piatto di Lombardia che si fregiano dei Tre Spicchi sono a Legnano (“Montegrigna by Tric Trac”) e a Truggio (Enosteria Lipen). Ovviamente, fa eccezione Napoli, capitale della pizza. Roma va forte nella Pizza all’Italiana e nella Pizza al taglio. Ma per la sezione Pizza Gourmet, a parte due locali (Dry Cocktails& Pizza, Milano; La Fucina, Roma), gli altri 11 si trovano in centri di Provincia.

Ancora una volta Nord vs Sud…

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Gli Atenei del Nord battono ancora, clamorosamente, quelli del Sud Italia. Accade per l’ennesima volta riguardo alle percentuali dei laureati che trovano lavoro ad un anno dalla laurea.

Analizzando i dati del Consorzio Interuniversitario Almalaurea, abbiamo stilato la classifica italiana degli atenei universitari con gli studenti che, ad un anno dalla laurea (dal 2013 ad oggi), hanno trovato una occupazione retribuita.

Ciò che emerge è un divario colossale tra Nord e Sud, quasi fossero due Stati diversi. Tutte le università del Sud, infatti, attestano una soglia di occupazione al di sotto del 40%. Per quanto riguarda il Nord, fatta eccezione di Milano San Raffaele – che comunque conserva un numero altissimo di studenti che scelgono di continuare il percorso di studi con le specializzazioni nel settore sanitario – gli atenei si stanziano tutti con percentuali di laureati occupati sopra il 40%, con picchi altissimi come Bolzano, prima in Italia col 76%, e Valle d’Aosta, seconda con il 66,4. Terza Verona col 60,8. Tra i grandi atenei spicca Torino al settimo posto con il 54,1, insieme agli ottimi risultati di Roma Tor Vergata 50,8 e Firenze 50,4. Nel disastro meridionale, la Parthenope, solo trentacinquesima, regge con il 39,8 e si aggiudica il primato nel Sud Italia. Napoli S.U.N. con il 34,6 è quarantasettesima, peggio di lei la Federico II, posto 51, con il 32,3% degli studenti occupati. L’Università del Sannio è penultima con il 27,3%, ultima  Reggio Calabria Mediterranea, con il 26,4%.

Al di là di ogni considerazione sulla qualità degli studi, che non è assolutamente  oggetto discussione, la classifica evidenzia la drammatica difficoltà nel trovare un lavoro  per i laureati   del Sud Italia.

Evitando toni che possano suonare come sentenze, auspichiamo che questi dati possano, quanto meno, essere oggetto di dibattito e riflessione  per  atenei e  organi governativi.   Sarà interessante, nelle prossime rubriche, cercare di analizzare quali percorsi di studi offrono più sbocchi lavorati e quali meno, all’interno dei singoli atenei.

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Tu corri… Tu corri…

Tu corri… Tu corri…

Chi ha tempo non aspetti tempo

– recita un famoso detto – ed eccomi qui a scrivere anche io del tempo.

La nostra è una lotta continua contro il tempo. Si inizia da piccoli, anzi piccolissimi, quando si è ancora protetti dal corpo della nostra mamma. Si corre contro il tempo per cercare di non avere problemi e di nascere nei tempi giusti.. Una corsa in due in questo caso..

Si nasce: e qui inizia una nuova corsa al tempo. Si ha la voglia di bruciare le tappe, qualsiasi tappa sia.. Si vuole cercare di essere sempre i migliori, i più bravi in tutto, non solo per se stessi, ma anche e soprattutto per sentirsi gratificati dagli altri, per sentirsi dire bravo/a

Diventi adolescente e vuoi conquistare subito la ragazzina/o più grande, bruciare le tappe per crescere perché sei convinto che il mondo possa essere spaccato da te!
Si fuma per la prima volta già da piccoli, si torna a casa più tardi del solito.. Insomma da adolescente si vogliono bruciare le tappe quanto più velocemente possibile..

Poi si passa al tempo dell’università: tempo in cui ormai sei troppo grande per delle cose e troppo piccolo per altre.
Si vogliono bruciare le tappe ancora una volta, pensi già al lavoro che farai, la famiglia che ti creerai, i figli, come li educherai..

Si passa una intera vita a rincorrere il tempo, sprecando molto spesso quello che si è vissuto dietro cose inutili, ma all’apparenza fondamentali per la nostra vita.

Ti laurei, ed è ancora una volta una corsa contro il tempo. Corri nel percorso universitario credendo e sperando che il mondo là fuori abbia da offrirti mille cose.. (Non che non le abbia, ovviamente).
Arrivi al traguardo e corri ancora. Corri per non restare mai indietro col passo.. In fondo la tua vita è sempre stata un corri corri generale…
Ti appresti ad entrare nel mondo del lavoro, corri per arrivare primo anche nel solo invio di una mail con cv per un posto di lavoro…
Corri, sono anni che corri, eppure alla soglia del tuo quarto di secolo o poco più, inizi ad affannare..
Speri che ti chiameranno subito per quel lavoro che desideri… Invece per la prima volta nella tua vita, ti ritrovi a non poter più correre.

Te lo impedisce il mondo esterno, il lavoro che non c’è, la situazione critica in cui la mala politica e le cattive scelte ti hanno portato… Ti ritrovi a dover lottare e correre non contro il tempo per una volta, ma contro un sistema sbagliato per la maggioranza di noi.

Festeggi il tuo ventottesimo compleanno circondato da quelli che ti amano, senza dover correre. Dici di star bene, ma in realtà non è così!
Sei felice, ma potrebbe sempre esserci quel plus che può renderti anche appagato..

Dopo aver compiuto ventotto anni ti ritrovi a dover correre di nuovo con un peso molto più grande di te stesso addosso però: la paura di non riuscire a fare quello che avresti voluto, perché ormai troppo vecchio, e il peso delle responsabilità che nonostante tutto ti sono piombate addosso.

E allora corri, corri corri, fino a quando non ti ritrovi a terra, stremato, senza forze, con l’autostima sotto zero e la paura folle di dover dipendere sempre dagli altri.

Se a questo si aggiunge un grande dolore, devi solo essere tu quello forte, quello che può rialzarsi e ricominciare a correre.

Probabilmente anche io sto correndo da quando ero ancora un piccolo pensiero nella mente dei miei genitori. Sto correndo e ce la sto mettendo tutta non per non cadere, ma per riuscire sempre a rialzarmi e continuare la mia corsa con la stessa intensità..
Solo che alla soglia degli enta inizio ad esser stanca di questa corsa, vorrei potermi fermare, fermare per davvero e fermare con il mio corpo anche la mia mente.
Ho corso contro tante cose in questi ventotto anni della mia vita, ho tirato fuori le unghie quando nessuno se lo aspettava da me. Mi sono rialzata sette anni fa, dopo la morte di mio padre, e ho ricominciato a correre da zero.

Ora che di tempo ne ho a volontà, vista la situazione da INOCCUPATA, ora che potrei correre ancora di più per riuscire a non dipendere dagli altri, sono stanca…
Stanca di questa continua corsa…
Un giorno(mi auguro il più vicino possibile)rimpiangerò questo tempo libero che ho per fare qualsiasi cosa, mi ritroverò anche io a dire

Vorrei tornare a quando ero più piccola, a quando avevo tempo…

Per ora, corro ancora contro il corso degli eventi, per prendermi quello che so che mi spetta di diritto…

Tratto dal web: ritratto di una storia vera…

Al Sud è vietato correre: non ce n’è motivo, perchè il mondo va sempre più lento di te. Al Sud si mangia solo quando tutti sono a casa, non ad orari da ospedale, e ci si alza da tavola pieni, sazi. Al Sud il caffè è offerto, e il bicchiere d’acqua non si paga mai. Al Sud quando piove, la “botta d’acqua” dura un’ora al massimo: poi smette,o meglio, “scampa” sempre. Al Sud una partita di calcetto si organizza in due ore e dicono sempre tutti di si: nessuno ha mai “da fare”, sono sempre tutti pronti a divertirsi. Al Sud, quando si incontra qualche conoscente per strada, ci si ferma, ci si saluta e ci si parla, a piedi o in macchina che sia, a costo di bloccare il traffico: un abbraccio è sempre meglio di un cenno del capo. Il Sud, nel suo essere economicamente ed esternamente indietro, è affettivamente ed interiormente, molto, molto avanti.

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Nord e Sud: Who cares?!

Nord e Sud: Who cares?!

1) Il caffè è pagato: Sì, avete capito bene. Al Sud, se vai con qualcuno al bar, ti viene obbligatoriamente offerto il caffè e qualsiasi altra leccornia tu possa desiderare in quel momento. Non c’è spazio per fare gli spilorci o pagare alla romana: se arriva un ospite o qualcuno che non è del posto, gli viene offerto tutto dal primo all’ultimo giorno di permanenza in loco;

2) Se sei invitato a pranzo o cena DEVI mangiare tutto: Il primo comandamento al Sud è “Onora la Tavola”, quindi non pensare neanche minimamente di lasciare qualcosa nel piatto o rifiutare una pietanza offerta. Potresti offendere pesantemente la cuoca di casa;

3) Se sei invitato ad un compleanno è tutto offerto, devi solo fare il regalo: Sì, non sto scherzando! Non è come al Nord che uno ti invita e devi anche pagare l’aperitivo. Al sud se sei invitato NON paghi! Non solo: la varietà di cibo sarà presente in quantità industriali, per sfamare un intero esercito. Il concetto di aperitivo al sud, infatti, è piuttosto relativo;

4) Al Sud è vietato correre: La vita va presa con calma, questo è il nostro modus vivendi. Per cui, evitate di farvi vedere agitati o in preda al panico post distacco da lavoro. Mettereste ansia anche a chi non è solito vivere in quel modo. Quindi, relax and vivi e lascia vivere;

5) Se sei invitato a pranzo o cena è buona educazione portare qualcosa: Una bottiglia di vino o più semplicemente la classica “spasa” di dolci sono i presenti più comuni da portare in caso di invito a pranzo o cena. Presentarsi a mani vuote non è sinonimo di buona educazione al sud;

6) Il bicchiere d’acqua al bar NON si paga: Frizzante o naturale, liscia gassata o Ferrarelle, l’acqua nei bar del sud non si paga! Non solo: quando vi accingete a bere il caffè al bar, non vi è alcuna necessità di richiedere il bicchiere d’acqua, poiché questo viene offerto direttamente insieme al caffè;

7) I mezzi pubblici non passano ogni quarto d’ora, ma quando capita: Eppure anche noi paghiamo il biglietto cari abitanti del Nord Italia… ma purtroppo non usufruiamo della stessa qualità dei servizi che avete voi. Quindi, non iniziate a borbottare se un autobus ha mezz’ora di ritardo: a voi tocca sopportarlo una tantum, a noi per una vita;

8) Al mare ci si rilassa, non si parla di lavoro: La regola vuole che al mare non si faccia nulla. Relax totale. Ci si sdraia a stoccafisso sulla spiaggia a prendere il sole per ore o ci si tuffa in acqua per fare due bracciate. Niente tablet, tabelle di marcia lavorative o discorsi che possano stressare il rilassato ambiente marino;

9) Si mangia quando tutta la famiglia è a casa, non ad orari di ospedale: Quando siete ospiti di qualcuno al Sud Italia, sappiate che pranzo e cena non sono serviti ad orari di clinica ospedaliera. Non si mangia finché tutta la famiglia non è presente in tavola, poiché il pranzo e la cena sono visti come un momento di condivisione;

10) Quando piove lo fa per qualche ora: Già, al Sud non piove per mesi, giorni e settimane intere senza vedere uno spiraglio di sole neanche a pagarsi. Nella peggiore delle ipotesi può piovere per un giorno intero, intervallato da sprazzi di cielo sereno e la temperatura non si abbassa mai sotto lo 0. Quindi non occorre equipaggiamento stile catena dell’ Himalaya.

Al posto giusto nel momento sbagliato? No qui è tutto sbagliato!

http://www.corriere.it/scuola/universita/14_marzo_05/puntiamo-sull-ict-scienze-comunicazione-fabbrica-disoccupati-c926d448-a469-11e3-8a4e-10b18d687a95.shtml

Il link pubblicato qui sopra riguarda ancora una volta i laureati in Scienze della comunicazione…

Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, non usa mezzi termini per definirci, per definire il nostro percorso di studi.

Scienze della comunicazione è una fabbrica di disoccupati! 

– dice – il buon Parisi. La notizia ha fatto il giro dei social, è schizzata come una pallina impazzita del pinball.

Anche Bruno Vespa, giornalista (e vabbè lasciamo stare) una volta attaccò i laureati in comunicazione e il percorso che intraprendemmo/abbiamo intrapreso. Visto il clamore della notizia poi si scusò (l’ha mai veramente fatto) e smentì la notizia.

Ora voglio dire giusto un paio di cose al Presidente di Confindustria digitale:

E’ vero, nella maggior parte dei casi scienze della comunicazione non serve a nulla, resta un’incubatrice di disoccupati come dice Lei, ma ci si è mai chiesti veramente il perchè? I corsi di laurea sono corsi fatti alla bene e meglio, senza capo nè coda, senza criterio.. Si dovrebbe partire da lì per modificare qualcosa, per rendere scienze della comunicazione meno inutile e meno fabbrica di disoccupati. Ma la volontà c’è veramente? O come al solito in Italia parliamo per dare aria alle corde vocali e alla bocca?

Per quale oscuro motivo i laureati di comunicazione non possono accedere alla classe di concorso A058 meglio conosciuta come “Teoria e tecnica della comunicazione”? Ce lo siamo mai chiesti veramente?

No, perchè la risposta potrebbe creare problemi a tante persone…

Ci siamo mai chiesti perchè come per gli ingegneri, i medici, gli avvocati, in Comunicazione non esiste un albo, se non quello dei giornalisti professionisti e pubblicisti?

Mo se ne esce Lei con sta storia della fabbrica dei disoccupati… come dovremmo sentirci noi laureati in comunicazione che effettivamente dopo la laurea non siamo riusciti ancora a trovare un posto di lavoro?

Glielo dico io: una chiavica.

Più del solito. Mio padre mi spingeva da piccola a fare quello che mi piaceva, ed io lo amavo(lo amo) anche per questo, è stata sempre una persona in grado di lasciarmi libera di scegliere, di capire e di sbagliare.. Seguendomi ovviamente da lontano.

Mia madre invece, più lungimirante di noi due messi insieme, mi ha sempre detto di smetterla di fare le cose che mi piacevano, e di iniziare a fare le cose che meno mi piacevano, interessavano o per cui ero portata.

Alla fine non so chi dei due abbia ragione o se la ragione in questa storia esisti veramente.

La realtà è ben diversa. Il problema principale non è che scienze della comunicazione è una fabbrica di disoccupati, la verità è che in Italia fa comodo sia così.

Se solo lo si volesse, ma lo si volesse sul serio e non solo a parole, visto che quelle sono capaci di dirle tutti, le cose potrebbero cambiare veramente.

Sono d’accordo che esistano tanti percorsi di studio “inutili”, con difficoltà di sbocco nel mondo lavorativo, ma allora perchè non si parte da questo? Perchè sono stati creati?

Capisco anche le tante persone che sono accomunate a me in questa battaglia del mondo del lavoro… Capisco i giornalisti professionisti che si lamentano dei tanti e “inutili” pubblicisti, che una volta raggiunto l’obiettivo, se ne fregano dei problemi legati a questo mondo.

Capisco una marea di cose, e cerco sempre di immedesimarmi nelle persone, ma mo mi so rotta anche io.

Signor Presidente, un giorno forse arriverà la sua smentita sulle parole scritte in quest’articolo, forse un giorno darà la colpa ai colleghi giornalisti per averle attribuito parole e frasi che non sono mai uscite dalla sua bocca, però si ricordi che in Italia il problema c’è veramente.

Qui non si fa niente per noi. Eppure dovremmo essere il futuro di questo paese. Se mai questo paese avrà un futuro, visti anche gli ultimi fatti…

Non può buttarci ancora più giù di quanto non siamo… una volta raggiunto il fondo, tornare a galla diventa sempre più difficile.

Un amico poliziotto stamattina mi ha detto che è dovuto intervenire sul luogo di un tentato suicidio. Un giovane, poco più della mia età, senza lavoro, sprofondato giù nel baratro di questa situazione orribile, aveva deciso di farla finita. Alla fine l’han convinto. Ma da cinica, quanto durerà prima di riprovarci ancora? E’ questo quello che volete per i vostri giovani? Per il vostro futuro?

Io non ci sto! 

Continuo a non voler esserci. Non mi va bene questa situazione, ma da sola posso fare ben poco… 

Vi lascio con un altro link, magari il cantante non sarà di vostro gradimento, ma dice cose purtroppo vere!ù

Ci sono cose che nessuno ti dirà, sei nato e morto qua, nel Paese delle mezze verità!Immagine