Gira la ruota..

La vita è un giro di ruota..

Non può andare sempre male, e non puoi sapere cosa accadrà..

È anche un po’ come la scatola di cioccolatini.. Non puoi mai sapere quale ti capiterà..

La vita è un terno al lotto.. 

Oggi ci sei, domani non si sa.. 

Oggi va male, domani sarai più fortunato..

Oggi va così..

Oggi sono di buon umore, oggi sono positiva, oggi voglio vivermela così… 

✌🏻️ peace&love to everyone 

Lettera a S.

Sai cosa amavo del periodo Natalizio?
Le feste comandate con te.
Da quando ero bambina non ho un ricordo in cui non ci sia stato tu..
Non si dovrebbero avere preferenze tra parenti/familiari..
Eppure io ce l’avevo.
Eri e resterai sempre il mio nonnino preferito.
Da piccola mi divertivo troppo a stare con te, mi divertivano i tuoi racconti sulla guerra, sulla tua vita da operaio, sulla tua famiglia che non ho mai conosciuto..
Mi sentivo felice! E spesso scappavo dalla città dove vivo per rintanarmi nella casetta di campagna e stare con te.
Eri un uomo forte, nel fisico e nello spirito. Avevi conosciuto la sofferenza, la fame e la guerra. L’avevi vista da vicino quest’ultima, ma non da mero spettatore.. Eri stato in guerra, in Abissinia, in Tripolitania.. In Egitto.. Parlaci delle piramidi ed eri in grado fi farmele immaginare come se le avessi accanto..
Mi hai raccontato fino allo sfinimento di quando sei stato fatto prigioniero in guerra.. Di quando stavi per morire sommerso dalla sabbia del deserto..
Della vita sotto il Duce, di come tutto filava per il verso giusto..
Di quando hai sposato la nonna..
Di quando siamo nate noi.. Del tuo rapporto con me, che era speciale!
Ogni Natale, da quando ho memoria, mi ascoltavi recitare la poesia, e mi premiavi con una sorpresa speciale sotto il piatto da mangiare..
Era uno spasso guardarti scartare i regali che ti compravamo..
Le tue facce buffe e serene..
Il tuo essere sempre presente..
Ti vedevo fare ginnastica la mattina, leggere il giornale – pur avendo solo la terza elementare – conservavi i miei primi articoli, orgoglioso di avere me come nipote.
Ti vantavi di avere una nipote giornalista, e all’epoca non ero nemmeno lentamente l’ombra di quello che sono oggi, leggevi e quando non capivi mi chiedevi di spiegarti le cose.
Eri contento per l’università, per quello che facevo..
Stare con te mi faceva proprio bene.
Ti ho visto piangere per la prima volta quando il mio papà se n’è andato.
Imprecare contro un Dio per quello che aveva fatto..
Ti ho visto darmi la forza di combattere per ognuno di voi, per ognuno dei miei affetti..
Ti ho visto poi cambiare con la malattia.
Ho visto il tuo corpo maltrattato e lentamente distrutto dal grande male.
Ho visto il tuo spirito combattivo cedere sotto i colpi di un qualcosa più grande di noi.
Non eri più tu.
Ma per me eri sempre lo stesso combattente, il guerriero della luce, la mia di luce.
Eri il mio faro nella notte, la forza che ho perso più volte, il giovane che avrei voluto essere, il vecchietto che mi auguro di diventare un giorno.
Eri e sarai sempre il mio grande amore.
Una parte del mio cuore, del mio spirito..
Eri.. E sei sempre qui, con me!

❤️

I paradossi..

A volte mi soffermo a pensare a quanto l’animo umano, o in generale l’essere umano, sia pieno di paradossi..

Chi è liscio come una tavola di surf vorrebbe avere una chioma ribelle..

Chi ha le tette medio/grandi o grandi, vorrebbe averle più piccole..

Chi è magro di costituzione come una mazza o un palo della luce, vorrebbe essere rotondo, o quanto meno con delle forme che si vedano/intravedano nelle mise che si indossano..

Chi è alto vorrebbe essere più basso per potersi mettere tacchi vertiginosi..

Chi è troppo istruito, spesso e volentieri vorrebbe vivere nell’ignoranza più assoluta..

Chi ha studiato, e poi non ha trovato lavoro nel suo campo di studio/interesse, avrebbe voluto imparare fin da adolescente un mestiere..

Chi vorrebbe sposarsi e per un motivo o per un altro non può..

Chi è sposato e vorrebbe la libertà degli “anni d’oro”..

Chi vorrebbe fare la salamandra al sole e per un motivo o per un altro non può…

Siamo un insieme e un miscuglio di paradossi, contraddizioni, dolori…

Alla fine quello che conta è stare bene con se stessi.. Amarsi e accettarsi per quel che si è..
Se compiamo prima noi il passo dell’amore per noi stessi, le nostre relazioni non potranno che migliorare o essere meravigliose ancor di più..
Guardare gli altri e pensare “Beata lei/lui..” – “Vorrei essere così” – “Ma come fa?!”, non servono ad una bene amata minch**..

Devi amarti e accettarti prima tu per far si che gli altri ti amino e ti accettino per quello che sei..

Sei la persona più bella al mondo, e non esiste niente di meglio.. – dovremmo ricordarcelo ogni giorno, dovremmo ripetercelo come un mantra ogni singolo istante della nostra vita.. A partire dalla mattina, davanti allo specchio, come primo gesto d’amore verso noi stessi..

C’è stato un tempo…

Una volta anche io sono stata piccola, anche se il più delle volte non sembra.
Anche io ho avuto un’infanzia, felice e spensierata come tutti i bambini dovrebbero…

In quel tempo, quando non ero ancora nella fase “teen” di me, vedevo come tutti i bambini i cartoni animati.
Non quelli di oggi, sia chiaro, ben lontani e diversi da quelli che sentivo miei.

Sfido a trovare un bambino o un adulto (anche se forse non l’ammetterebbe mai) che non ama i cartoni classici della Walt Disney…
Suppongo sia proprio impossibile. Tutti noi nati negli anni ottanta, abbiamo amato incondizionatamente i cartoni del buon Walt Disney: topolino, paperino, zio paperone, sono solo un esempio.

Ricordo quando la domenica mattina era un piacere per me alzarmi prima delle otto per potermi gustare da sola sul divano tutta la programmazione del secondo canale delle rete di stato… Mi immedesimavo nelle loro avventure, amavo la loro voce, le loro storie… Forse da lì è nato il mio amore/odio con il mondo della comunicazione…

Verso le dieci la programmazione di rai2 finiva. Walt Disney lasciava il posto ad Italia1, e ai cartoni della tv commerciale…

Certo, non erano le uniche due tv a trasmettere cartoni, ma a questo ci arriveremo tra poco..forse…
Il mio preferito su tutti, quello che aveva l’altra metà del mio cuore era Batman.
L’uomo pipistrello che salva e veglia su Gotham city…
Non so spiegare bene a parole quello che scaturiva in me questo cartone, forse la voglia e la speranza di una giustizia per tutti, la protezione di una mano amica contro le difficoltà…
Insomma, amavo Batman!

Poi sono cresciuta, e mi sono allontanata dalla tv, sia di stato che commerciale, ho smesso di guardare i cartoni animati, perché non più interessata. Sia chiaro non ai cartoni in se per se, ma alle programmazioni.
Noi degli anni 80 siamo cresciuti e anche i cartoni l’hanno fatto: si sono evoluti.
Le avventure di Walt Disney hanno lasciato spazio a cartoni poco conosciuti e spesso importati da altri paesi.. Batman ha lasciato il posto, andando in pensione, ai più moderni Digimon, Pokemon e co..

Ed io ho chiuso un ciclo della mia vita con grande dolore.

Ogni tanto capita per caso di imbattermi ancora in qualche cartone stile old, come piaceva a me, e anche se ho quasi ventotto anni suonati, vi giuro che resto ancora imbambolata davanti alla tv, ridendo, piangendo e sognando con loro.

Ora lo posso affermare tranquillamente: ho avuto l’infanzia più bella di chiunque altro, e un grazie va anche al Signor Walt Disney e allo sceneggiatore, disegnatore, produttore di Batman.
Grazie amici, perché per me lo siete per davvero, come se conoscessi ognuno di voi, perché avete contribuito a rendere la mia infanzia spettacolare!!

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Una favola..

Una favola..

Cinque anni di vita insieme. Cinque anni di vita condivisa. Passioni, lavori, amici, viaggi, due case in due posti diversi ma pur sempre insieme.
Gioie, dolori, paure. Sofferenza per la distanza, eppure amore grande.
Potrebbe essere una favola.
Lui e lei, due persone diametricalmente opposte, lavori completamente diversi.. Lei del sud, lui del nord, profondo nord.
Caratteri diversi, ma modulati sulle stesse frequenze d’onda.
Un amore grande, una favola grande, eppure, anche se non ce lo dicono, le favole non hanno tutte un lieto fine.
Cinque anni di cui uno passato a distanza. Con un oceano di distanza.
L’America, la terra promessa, il deserto dell’Oklahoma, le telefonate nelle ore più improbabili della notte, quando in America sta nascendo un nuovo giorno. La sua passione, il suo lavoro: gli aerei. Una vita passata a fare quello che più gli piaceva fare.
Lei, avvocato, nata al sud ma adottata dal nord. La distanza e la consapevolezza di questo grande amore.
La paura per un tumore, l’amico fritz, chiamato a volte Ugo per renderlo più umano, meno temibile.
Un intervento di otto ore e la distanza.
L’apprensione di lui, la paura di lei.
Ancora una volta si supera tutto. Ad un mese dall’asportazione di Ugo lei raggiunge lui nel deserto del Texas.
L’amore che vince ancora una volta.
….

Poi cos’è successo non si sa bene.
Il grande amore, quello che sarebbe dovuto essere per tutta la vita e oltre, finisce. Per lei finisce.
Il dolore di lui. Un dolore diverso da quelli provati precedentemente.
Le lacrime sul viso di un uomo tutto d’un pezzo, su un uomo del nord che mai in cinque anni ha lasciato trasparire emozioni.


Qualcosa si rompe, proprio come era nato.
Cinque anni e le promesse e i progetti di una vita insieme finiscono di punto in bianco.
Lui che non riesce a farsene una ragione, che crede di non poter incontrare mai più una donna capace di fargli provare quello che ha provato con lei.

Le strade si separano. Poi la vita fa si che all’improvviso si rincontrino.
Una nuova separazione, questa volta quella che sancisce la fine definitiva di questa storia, vista da tutti come una favola.

Ognuno per la sua strada. Si tagliano i ponti, si chiudono le comunicazioni.
Sono passati altri cinque anni da allora, forse qualcosa in più.
Ognuno ha scelto il suo percorso, la sua strada consapevoli che l’amore che hanno provato l’uno per l’altro era unico, da favola.


Dopo cinque anni lei si sposa con un altro. È felice? Non lo sapremo mai…
Lui, si scopre che un anno prima di lei è convolato a nozze con un’altra donna, anche lei del sud.
Sarà felice? Anche questo non è dato saperlo.


La tristezza negli occhi dei familiari di lei, che vedevano in lui l’uomo della vita, l’amore che supera tutto e tutti.
La felicità però di saperlo o quanto meno crederlo felice.

Non ci insegnano che le favole non sono tutte a lieto fine. Non ci insegnano che il vissero felici e contenti non sempre arriva.
Eppure una cosa ci resta, la speranza, il poter sognare e sperare che i nostri sogni più profondi, i nostri desideri si avverino. Che la vita regali attimo felicità per la vita.


Anche se non ha più senso voltarsi per guardare indietro, lui sarà sempre lì, almeno nell’immaginazione…
E non posso che augurargli di essere davvero felice. Di crearsi la famiglia che desiderava.
La famiglia da pubblicità, dove tutti sono felici e contenti.
Perché almeno il sognare non possono tassarcelo, non possono toccarcelo.

Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.