Se questo é un uomo..

Il cortile di un pronto soccorso californiano. E un medico, appena uscito dalla sala operatoria dove ha provato invano a salvare un ragazzo ricoverato in condizioni disperate, che si appoggia al muretto con la testa china. La foto, scattata da un collega forse coinvolto nel medesimo intervento, è l’istantanea di una sconfitta, il momento in cui ogni persona si ritrova sola con i propri fantasmi. Eppure in poche ore l’emozione catturata da questa immagine ha fatto il giro del mondo. Deve avere toccato qualche corda viva che le dosi quotidiane di cinismo non sono ancora riuscite ad anestetizzare. Racconta la storia drammatica e purtroppo comune di un medico che voleva risolvere un caso disperato e non c’è riuscito. Ci ha creduto, ci ha provato, ha perduto. Per lui quel ragazzo era uno sconosciuto. Però era lo sconosciuto che la vita gli aveva affidato, assegnandogliene la responsabilità.  

La foto rubata compie il miracolo. Cogliendo la dimensione umana in un’intimità quasi pornografica, trasforma la tragedia in riscossa. Il dolore di questa persona dà improvvisamente un senso a tutto quello che fa. Dovrebbero farne un poster e appenderlo nelle facoltà di medicina. 

{Buongiorno – Massimo Gramellini}


Spesso la gente ti giudica per la maschera che hai, non sa davvero chi sei.. Spesso la gente dimentica che anche un dottore è un essere umano.

Un essere umano che – come tutti – può commettere degli errori o essere appellato come eroe per aver salvato una vita.

Spesso la gente dimentica che siamo tutti esseri umani, e che non sempre è “colpa” del dottore di turno se le cose non vanno nel verso giusto.

Sarà che sono sempre stata di parte, che la mia forma mentis è forgiata in questo senso, che ho un’alta considerazione di determinate cose.. Sarà.. Sará quello che volete credere, pensare, dire.. Sarà che era il mio sogno..


Dovremmo iniziare tutti a ricordarci che siamo solo esseri umani.. E che molto spesso le decisioni non spettano a noi..

Oggi la gente ti giudica,

per quale immagine hai.

Vede soltanto le maschere,

e non sa nemmeno chi sei.

Devi mostrarti invincibile,

collezionare trofei.

Prendi la mano e rialzati,

tu puoi fidarti di me.

Io sono uno qualunque,

uno dei tanti, uguale a te.

Ma che splendore che sei,

nella tua fragilità.

E ti ricordo che non siamo soli

a combattere questa realtà.

Considerazioni di una inoccupata malata di shopping..

Ieri dopo aver risolto i problemi con l’apple store, ho scaricato l’app di Zara, ed è stato amore a prima vista con la maggior parte della collezione del brand “low-cost “.





Zara ha fatto una collezione primavera estate a dir poco fantastica.. Un po’ meno lo sono i prezzi.

Da brand low-cost si sta trasformando in un brand normale.. Certo i costi sono comunque contenuti rispetto gli “originali” abiti & co. a cui il gruppo spagnolo si ispira.. Ma per un’inoccupata come me, hanno prezzi eccessivi…

Ahimè!

Lo scorso anno nei saldi autunno-inverno ho fatto affari che con il prezzo pieno non avrei mai potuto comprare.. Però che noia!!!!

Vorrei un lavoro anche per questo.. Per potermi permettere tutti gli sfizi che è giusto avere a quest’età..

Uffa!!! 

Da oggi inizio la fase #assumetemiperfavore

😝

Annie the owl..

Gli appassionati di Harry Potter che per anni hanno sognato di adottare un gufo come il maghetto protagonista della saga, avranno finalmente la loro possibilita’: il prossimo 19 marzo apre nel quartiere londinese di Soho il primo locale dove tra un drink e l’altro si potrà socializzare con i volatili notturni. I ‘gufo-bar’ sono molto in voga a Tokyo ma Londra sara’ la prima capitale europea a presentare la sua versione. 

‘Annie the owl’ sara’ aperto all’inizio solo per una settimana e rigorosamente dalle 20 alle 2, nel rispetto della natura notturna dei gufi. Per la sicurezza degli avventori, nel locale sara’ presente anche un falconiere professionista, anche se gli animali presenti sono stati tutti addestrati a stare in mezzo alla gente. L’ingresso al bar costa 20 sterline (circa 27 euro) e include due cocktail. Non e’ la prima volta che la capitale inglese apre a locali amici degli animali. L’anno scorso infatti a Londra aveva aperto il primo ‘cat-bar’ dove si poteva andare con i propri animali domestici.

Annie sarà la regina del locale e accanto a lei ci saranno anche Darwin, Ruby, Cinders, Winston e Hootie finalista del concorso mondiale di bellezza per gufi.






Per un’amante dei gufi come me, non posso non andarci! Nel mio prossimo viaggio a Londra ad aprile..

La vespa e i suoi bilanci..

Trenitalia oggi mi ha regalato un’emozione: un biglietto omaggio per una qualsiasi destinazione Italiana!

Eh si, l’anno scorso grazie ai colloqui che ho fatto in giro per l’Italia ho accumulato tanti punti per poter usufruire di questo bello e gradito regalo..

Ora, visto che è tempo di bilanci stasera, e visto che proprio stasera mi “lamentavo” del fatto che lo scorso anno di questi tempi avevo fatto tanti colloqui, mentre ultimamente è magra la situazione, ho avuto una notizia che non so ancora dirvi se è bella o meno..

Sono stata chiamata per un colloquio domani..

È un posto da stagista (tanto per cambiare), però piuttosto che niente va bene..

Per cui, voi che potete, che mi seguite e che in fondo in fondo un po’ mi amate, incrociate qualsiasi cosa abbiate a portata di mano, a partire dalle dita.. E facciamo in modo di poter festeggiare tutti insieme..

Con amore 

LaVespaE

I dubbi esistenziali..

Ci sto pensando da giorni ormai, è ancora non sono riuscita a trovare una spiegazione plausibile, valida.

Magari voi riuscirete ad ampliare i miei orizzonti e le mie soluzioni..

La questione è questa: ho ripreso ad allenarmi in piscina dopo una pausa per il freddo gelido del mese di gennaio.

Sono cambiate un po’ di cose, ma almeno due, restano come due costanti:

1) la maleducazione di alcune persone

2) una signora in particolare, nella mia corsia, che si presenta in ritardo, in modo presuntuoso e supponente, ma soprattutto, udite udite, truccatissima!

Non sono Federica Pellegrini (anche se lei mi ha copiato il look), e non mi ci avvicino nemmeno lontanamente; il mio moroso non è Filippo Magnini, ma ce ne siamo fatti una ragione.





Sono abbastanza discreta nel nuoto, forse un po’ svogliata, potrei assolutamente migliorare (chi di noi è perfetto?!).. Sono rispettosa è disponibile, ma certi atteggiamenti mi fan venire fuori il pungiglione e mi ritrovo costretta a pungere persone/cose/sistema.

Fatta la premessa, arrivo al punto.

La signora per nulla educata, saccente e supponente della mia corsia; quella che si presenta truccatissima in acqua, e all’uscita si ritrova come questo carinissimo esserino (mi dispiace Po averla paragonata a te, scusami se puoi) 



può spiegarmi l’utilità di entrare in acqua truccatissima, come se stesse per partecipare ad un gran galà in presenza di un Re o di un Capo di Stato?!

Le ho pensate tutte.. Ma una risposta sensata non la trovo..

Solo io quando vado ad allenarmi mi vesto alla meno peggio?! 

Bah.. Dubbi&Misteri che mi accompagneranno ancora a lungo..


Discorsi in differita 

È un mercoledì uggioso e triste.

Non toglie acqua da terra da ieri, e sarà così per le prossime 48/72 ore.

La vespa è giù di morale, ma per sua fortuna vive in una famiglia sui generis..

(Prima o poi scriverò un post o un libro sul gene modificato che ogni membro della mia famiglia volente o nolente possiede, è una promessa!)

Mamma rientra dal lavoro e trova me e mia sorella in cucina a fare le cose più disparate pur di perdere un po’ di tempo.

Da qui iniziano le risate (e l’alto rischio spoiler)

Sorella: “Mamma hai poi poi finito di vedere Gomorra – La Serie?

Madre: “Si certo!”

Poi rivolta verso di me, che ascoltavo in disparte e pregustavo già le risate successive, mia sorella mi fa: “Ieri sera poi non l’ho finita di vedere..”

Da premettere che io ho visto la serie in streaming nel periodo in cui è uscita e in cui io ero solita frequentare colloqui di lavoro in giro per l’Italia, dove puntualmente di davano il ben servito e mi scartavano manco avessi la peste..

Vabbè ma questa è un’altra storia…

E continua il discorso con mamma..

Sorella: “Mà, hai visto è morto Danielino!”

Madre: “E chi è mo Danielino?”

Sgomento generale, panico sul volto di mia sorella che mi guarda in cerca di appoggio.

Iniziano a disquisire ancora sulle puntate di Gomorra – La Serie, io continuo a godermi lo spettacolo, che tra l’altro è gratuito!

Insomma alla fine della fiera, mia madre ha fatto un fritto misto, mischiando varie puntate di varie serie televisive e modificando la sceneggiatura della serie televisiva.

Come passare un pomeriggio di divertimento gratuito?!

Chiamate la vespa&famiglia..

✌️ 

Un nuovo Medioevo..

Google, Vint Cerf lancia l’allarme: “Dietro di noi un deserto digitale, un altro Medioevo. Se tenete a una foto, stampatela”

La tecnologia digitale rischia di trasformare il ventunesimo secolo in un nuovo Medioevo, un’epoca quasi inaccessibile alla storia. Un allarme paradossale, ancora di più considerandone l’origine: il Dottor Vinton “Vint” Cerf, uno dei “padri di internet”, oggi vicepresidente di Google, dove lavora da dieci anni con la carica di “Chief Internet Evangelist” (letteralmente, Evangelista-Capo di Internet). Bene, ora Cerf ci mette in guardia sul “buco nero” verso cui, inconsapevolmente, ogni giorno spingiamo i nostri documenti più cari e importanti: testi, fotografie, video che parlano delle nostre vite, ma anche documenti legali, testimonianze, informazioni preziose per chi – nel secolo prossimo o in quelli a venire – cercherà di capire qualcosa di noi e della nostra storia. Ritrovandosi con un pugno di mosche in mano, a meno che il concetto di “preservazione digitale” non entri alla svelta nei nostri cervelli.

La questione, ha spiegato Cerf nel corso del meeting annuale della American Association for the Advancement of Science, è presto detta: via via che i sistemi operativi e i software vengono aggiornati, i documenti e le immagini salvate con le vecchie tecnologie diventano sempre più inaccessibili. Nei secoli che verranno, gli storici che si troveranno a guardare indietro alla nostra era potrebbero trovarsi davanti a un “deserto digitale” paragonabile al Medioevo, un’epoca di cui sappiamo relativamente poco a causa della scarsità di documenti scritti.

“Pensando a 1000, 3000 anni nel futuro, dobbiamo domandarci: come preserviamo tutti i bit di cui avremo bisogno per interpretare correttamente gli oggetti che abbiamo creato? Senza neanche rendercene conto, stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che rischia di diventare un buco nero dell’informazione”, ragiona il numero due di Google. “Nei secoli a venire chi si farà delle domande su di noi incontrerà delle enormi difficoltà, dal momento in cui la maggior parte di ciò che ci lasceremo dietro potrebbe essere solo bit non interpretabili”.

Il problema – fa notare britannico The Guardian – è già qui. Negli anni Ottanta, era routine salvare i documenti sui floppy disk, caricare il videogioco “Jet Set Willy” da una cassetta al Sinclair ZX Spectrum, uccidere alieni con un joystick Quickfire II, e avere delle cartucce Atari Games in soffitta. Oggi, anche se i dischetti e le cassette sono in buone condizioni, in molti casi l’equipaggiamento necessario per utilizzarli si trova principalmente solo nei musei.

Detto in altri termini, il digitale ci ha sedotto con l’idea che il bit sia immortale, motivo per cui quando abbiamo qualcosa a cui davvero teniamo, corriamo subito a digitalizzarlo: foto, vecchi filmini di famiglia, lettere d’amore, documenti notarili, eccetera. Peccato, però, che anche i bit possano “marcire” e “putrefarsi” (Cerf parla espressamente di “putrefazione dei bit”) se leggerli diventa tecnicamente impossibile.

L’ Evangelista-Capo di Internet arriva a dare un consiglio a tutti noi, ignare potenziali vittime del “marciume digitale”: se c’è una foto che per noi rappresenta un tesoro, stampiamola; non affidiamoci soltanto alla memorizzazione digitale. “Nel nostro zelo, presi dall’entusiasmo per la digitalizzazione, convertiamo in digitale le nostre fotografie pensando che così le faremo durare più a lungo, ma in realtà potrebbe venir fuori che ci sbagliavamo”, ha detto Cerf. “Il mio consiglio è: se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele”. Per rendere ancora più chiaro il suo discorso, Cerf porta l’esempio di un libro scritto dalla storica premio Pulitzer Doris Kearns Goodwin sul presidente americano Abraham Lincoln (“Team Of Rivals: The Political Genius Of Abraham Lincoln”). Per scriverlo, Kearns ha consultato intere librerie contenenti copie della corrispondenza scritta tra Lincoln e le persone che lo circondavano.

“Immaginiamo che ci sia una Doris Kearns Goodwin del ventiduesimo secolo, che voglia scrivere un libro sull’inizio del ventunesimo secolo cercando di avvalersi delle conversazioni di quel tempo. Scoprirebbe che enormi quantità di contenuti digitali sono o evaporati, perché nessuno li ha salvati, o a disposizione ma non interpretabili, perché creati con software vecchi di cento anni”.

Secondo il guru di Google, l’unica via d’uscita è iniziare a pensare sul serio al problema della preservazione del digitale. Una soluzione possibile è ciò che ha definito “pergamena o manoscritto digitale”, un concetto su cui stanno lavorando gli ingegneri della Carnegie Mellon University di Pittsburgh. In sostanza si tratta di fare delle “istantanee digitali” (“snapshot”) – nel momento in cui un oggetto viene salvato – di tutti i processi che in futuro saranno necessari per riprodurlo, incluso il software e il sistema operativo. L’istantanea potrebbe poi essere utilizzata per visualizzare la foto, il testo o il gioco in un computer “moderno”, anche a distanza di secoli.

Certo, si potrebbe ribattere che, a livello di collettività, i documenti più importanti saranno comunque copiati e adattati per i nuovi media, e che quindi non dovremmo farci carico della preoccupazione storica. Ma Cerf ha una risposta anche per questo, prendendo in prestito una delle convinzioni più profonde degli storici: a distanza di secoli, anche documenti apparentemente irrilevanti possono rivelarsi importantissimi per la comprensione di un’epoca, con la sua sensibilità e il suo punto di vista. E di noi – oggi tanto preoccupati del diritto all’oblio – cosa resterà?

{fonte Huffpost.com}