Ricordi in treno..

Sono appena salita sul treno regionale che mi porterà a Napoli: destinazione colloquio.

Ferma in stazione ad aspettarlo mi è venuta in mente una cosa che non vi ho mai raccontato.

Era il lontano 2008, febbraio/marzo per esser precisi. Mio padre era morto da pochi giorni, ed io per esorcizzare il dolore, la mancanza e la perdita, mi ero buttata a capofitto nello studio e nell’università.

Avevo deciso che dovevo fare il prima possibile per renderli orgoglioso di me dal posto in cui era..

Ero salita in treno ad ora di pranzo, l’una o forse le due. La stazione del mio paese non è chissà quanto grande, e secondo i piani di Trenitalia, con l’apertura della Tav, probabilmente verrà chiusa e diventerà stazione di smistamento solamente. 

C’erano pochissime persone. Il mio umore era sotto i piedi come è facile intuire. Avevo il mio immancabile iPod (regalo di mio padre, che custodisco ancora gelosamente, nonostante non funzioni più) nelle orecchie e battevo il piede a ritmo di musica.

Il treno era quasi vuoto. Erano salite un paio di persone nella mia stazione.

Ero distratta, vagavo con la mente in posti sconosciuti, fantasticavo, pensavo all’esame e alle cose da fare.

La tratta dal mio paese a Napoli Centrale dura si e no 10 minuti.

Nel vagone in cui ero c’era una signora e un gruppo di ragazzini Rom.

Al momento di arrivo in stazione, la signora che avevo visto salire con me, mi si avvicina e mi sussurra qualcosa.

La musica era troppo alta, serviva a sovrastare i miei pensieri e il mio dolore.

Spensi l’iPod e la guardai chiedendole di ripetermi cosa mi avesse detto poco prima.

Sono una poliziotta della caserma Tal de Tali (non ricordo più il suo nome nè la caserma che mi disse, ma il suo volto è rimasto impresso nella mia testa), scenda con me, ho chiamato il mio collega della PolFer in quanto quei ragazzi l’hanno puntata. Non mi si allontani!

Rimasi sorpresa è leggermente impaurita dalla cosa.
Scendemmo dal treno è effettivamente c’era un suo collega della PolFer ad aspettarci.
Mi chiesero dov’ero diretta, che tragitto avrei dovuto fare.
Parlammo ancora un poco poi lei si congedò e mi affidó al suo collega che gentilmente mi scortò fino all’ingresso della metro.

Durante quel tragitto, come se fossi in un sogno, vidi mio padre vestito con il suo cappotto color cammello aspettarmi all’ingresso della metro, salutarmi come era solito fare, per poi sparire nella folla.
Mi voltai alla ricerca della poliziotta, del poliziotto PolFer, ma non vidi più nessuno.
Intorno a me solamente gente distratta che viene e va – per citare una canzone.

Raggiunsi l’università, feci il mio esame, presi il massimo dei voti e tornai a casa.

Non ho mai più rivisto quella donna, quell’uomo o quel gruppo di ragazzini..
A volte mio padre lo vedo ancora.. Nei miei sogni, quando giro distrattamente lo sguardo verso qualcosa o mentre ascolto una canzone..

Non so se esista una vita oltre questa terrena, ma sono più che convinta che da ovunque lui sia ora, mi guarda, mi scorta, mi osserva e mi aiuta.

Annunci

4 pensieri su “Ricordi in treno..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...