…perdersi poi ritrovarsi.. Poteva andare bene (può darsi)
Recita così la strofa di una canzone abbastanza nota ai più.
Ed è così che vivo.
Che mi sento.
Stavolta non si parla d’amore, come nella suddetta canzone.. Stavolta e ancora una volta si parla di lavoro, prospettive, futuro.
Galleggio nell’indefinito
La mia vita è indefinita.
È proprio quando penso di poter smettere di galleggiare solamente ma di riuscire finalmente a farmi una bella bracciata, una nuotata, ecco che una forza “indefinita” mi fa sprofondare di nuovo nell’acqua impedendomi i movimenti.
Inoccupata da sempre, laureata da tre anni ormai.
Quando penso

Ma chi me l’ha fatto fare?

, mi vengono in mente le parole di mio padre..
Sognatore incallito come me.
Ho preso tutti i suoi difetti, compreso questo: il credere fermamente nei sogni e nel destino che aiutato dai singoli esseri umani, fa in modo che si realizzino.
Si perché la vita senza sogni per me è una cosa vuota.
Perché sono i sogni che non mi hanno ancora impedito di crollare definitivamente e di smettere di credere a qualsiasi cosa.
Sono una persona molto idealista, sognatrice, a volte un po’ troppo utopica..
Ma ormai sono così. A trent’anni non è facile cambiare, non è facile e non voglio onestamente smettere di credere in quei pochi punti cardini che ho.
Eppure galleggio ancora nell’indefinito.
Se dieci anni fa mi avessero detto che questo sarebbe stato il mio futuro, avrei riso e creduto che mi stessero prendendo in giro.
Invece è così.
L’indefinito mi avvolge, come la stanchezza di non saper più che pesci prendere, di appigliarsi a qualsiasi cosa per tirare a campare.
Non è quello che volevo per me.
Non è quello che mi aspettavo.
Eppure al momento è realtà.
Ancora.
Certo, sono consapevole che i problemi della vita sono altri..
Ma a trent’anni ti inizia a venir voglia di fare qualcosa, di fare altro.. Di costruirti un qualcosa di tuo..
Perché no, di sposarti e avere una famiglia.
Quando dico che non ci penso, che la fatidica data è ancora tanto lontana, mento agli altri ma anche a me stessa.
Mento consapevolmente.
Mento perché al momento nel mio galleggiare nell’indefinito non c’è spazio per famiglia, matrimonio, figli..
Non c’è al momento e non so ancora per quanto tempo non ci sarà.
Ed è triste, molto triste sta cosa.
Vedo la gente intorno a me, alla mia età, o anche più piccola fare quello che avrei voluto fare io..
E per quanto io sia felice con quello che ho, molte volte sento che non mi basta più.
Poi vedo quello che i miei occhi non vorrebbero vedere mai: donnine dello spettacolo che guadagnano più di un normale cristiano che si alza ogni giorno per guadagnarsi il pezzo di pane con cui sfamerà i suoi figli; vedo persone non ben definite e definibili, parenti o amici di qualcuno “potente” fare quello che dovrei fare io pur non avendone il titolo.
Dire questa è l’Italia non mi basta più.
Non è più una giustificazione.
Credevo nella politica, quella fatta di valori, dove il mangia mangia non era così palese e soprattutto non si pensava solo ai propri interessi..
Credevo che bastasse il merito per andare avanti e fare bene il proprio lavoro, invece sempre più mi rendo conto che ci vogliono gli agganci giusti, le persone giuste al posto giusto.
Io queste persone non ne ho. Quelle che avrebbero potuto fare qualcosa si sono lavate le mani e la faccia facendo finta di fare quel che avevano promesso..
Alla fine è come il cane che si morde la coda.
Il circolo è infinito finché qualcuno non arriverà e lo spazzerà via.
Finché qualcuno non insegnerà al cane a non mordersi sempre la propria coda, ma quella di un altro..
E mentre aspetto Baffone, galleggio nell’indefinito.

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